Categoria: blog

Sono moltissimi i lavori che si può decidere di fare da zero, così come le tipologie di impresa che, con un po’ di coraggio e un pizzico di follia, si possono aprire, anche da giovanissimi. Una di queste è l’impresa di pulizie a Roma, un’idea imprenditoriale sicuramente particolare, ma che può rivelarsi una buona strategia lavorativa e di investimento. Uno dei principali vantaggi, infatti, è che questa tipologia di impresa porta con sé un rischio economico molto limitato, trattandosi, di fatto, di un servizio molto richiesto con la possibilità di guadagnare anche margini piuttosto importanti. Vediamo assieme, allora, come è possibile aprire un’impresa di pulizie da zero e quali sono i passi da compiere.

Aprire un’impresa di pulizie: serve la partita Iva

Questo primo step accomuna tutte le tipologie di impresa, ovvero consiste nell’apertura doverosa della partita iva. In questo caso specifico, al momento dell’apertura della Partita Iva, si deve indicare anche il tipo di clientela a cui si mira, se, cioè, privati o commerciali. Qualora, infatti, l’utenza sia privata, l’impresa di pulizie finirà direttamente nell’albo degli artigiani, se, invece, l’utenza è commerciale, occorre la registrazione presso il Registro delle Imprese alla camera di commercio della provincia in cui si lavora. L’apertura di questo tipo di impresa non prevede un investimento economico eccessivo, anche se, come per tutte le idee imprenditoriali, sarà comunque doveroso avere un piccolo capitale iniziale con cui affrontare le prime spese e i tempi iniziali con pochi clienti. Inoltre, è bene sapere che se oltre alle pulizie standard, si vogliono offrire anche servizi più specifici, come la disinfestazione o la derattizzazione, occorrono anche certificazioni precise.

Secondo step: dipendenti e consulente

Affinché ci sia un’impresa, dovrebbero esserci anche dei dipendenti, da assumere regolarmente attraverso un contratto e a cui versare i contributi previsti dalla legge. Servirà anche l’iscrizione all’Inail, contro eventuali incidenti sul lavoro o infortuni. L’impresa avrà anche i suoi strumenti finanziari, come un conto corrente bancario, e un consulente di fiducia che sappia seguire l’andamento contabile e finanziario della ditta.

Impresa di pulizia: la strumentazione

L’ultimo step riguarda i prodotti e la strumentazione necessaria per poter svolgere il proprio lavoro. si comincia da un veicolo adatto al tipo di impresa, che consenta di potersi spostare con attrezzatura e prodotti al seguito, da un posto all’altro. Soprattutto all’inizio, poi, è una buona strategia anche pensare di investire un po’ nella promozione pubblicitaria, così da farsi conoscere nella città o nella zona in cui si intende lavorare e infine, bisognerà acquistare attrezzatura e prodotti per poter quanto meno cominciare a lavorare.

Read Full Article

Come scegliere il nome giusto per l’hotel

Nell’era digitale, in cui la scelta di un hotel in cui alloggiare si svolge attraverso internet e i motori di ricerca – magari utilizzando i comparatori per trovare la tariffa più conveniente – avere un sito internet con cui presentare il proprio hotel e soprattutto la scelta del nome per l’hotel è quanto mai fondamentale per distinguersi ed emergere tra le prime posizioni sui risultati di ricerca. Per esempio, trovare un hotel in Via Nazionale a Roma potrebbe essere facilissimo se il nome colpisce nel segno oppure diventare un’impresa se il nome è fuorviante o crea confusione (Hotel Milano a Roma o Hotel Roma a Milano? Hotel Nazionale in Via Roma oppure Hotel Roma in Via Nazionale?). Le regole che un tempo si ritenevano vincenti, oggi non sono più funzionali per gli utenti di internet.

Quali sono le regole per la scelta del nome dell’hotel

In base alla regola suggerita dalla copywriter Valentina Falcinelli, vale a dire la regola “CO.ME.OR.G.O”, un nome per funzionare deve essere:

  • CO, come corto;
  • ME, come memorizzabile;
  • OR, come originale;
  • G, come gradevole;
  • O, come orecchiabile, facile da pronunciare.

L’Hotel Floris di Via Nazionale a Roma sembra rispecchiare perfettamente questa regola, perché oltre a essere interessante e facile da memorizzare, è anche semplice da scrivere, pronunciare, ricordare, immutabile e facile da pronunciare anche nelle altre lingue, in grado di evocare emozioni e rappresentativo. Ciò premesso, resta fermo che la scelta del nome è comunque personale e resta di competenza del proprietario, indipendentemente da quello che propongono o suggeriscono i vari agenti di marketing.

Le tre regole per la scelta del nome di un hotel

La scelta del nome, però, può essere confortata e supportata da alcune piccole regole di convenienza soprattutto se si decide di fare una campagna promozionale attraverso il web o aumentare la propria visibilità online. In fondo, le regole principali sono solo 3 e dettate dalla ragionevolezza:

  • Scegliere un nome rilevante: dove per rilevante si intende un nome che sappia identificare la collocazione geografica o ne identifichi l’attrazione turistica più vicina senza banalizzare, oppure un nome che inquadra la caratteristica principale dell’hotel stesso. Ai fini della ricerca su internet sarebbe bene evitare nomi di hotel ovvi come Hotel Roma a Roma, perché digitando hotel Roma sulla barra di ricerca, i primi risultati riguardano tutti gli hotel o i migliori hotel a Roma.
  • Non scegliere o cambiare il nome dell’hotel solo in base alle regole SEO: a volte si può decidere di cambiare il nome della propria struttura ricettiva per una questione di re-branding, o per migliorarlo o per adattarlo a un nuovo contesto urbano, ma cambiare il nome fine a se stesso per aumentare la visibilità e il posizionamento sui motori di ricerca è sbagliato per una serie di motivi: in primis, i motori di ricerca oggi sono più intelligenti e hanno sviluppato algoritmi più selettivi e poi per una questione di coerenza soprattutto in termini di Local SEO dove indirizzo, nome e numero di telefono dell’hotel devono essere corrispondenti in tutti i siti in cui l’hotel è stato o viene regolarmente citato. Aggiornare le informazioni su tutti i siti e i portali e le pagine che menzionano l’hotel è spesso impresa titanica e se non viene svolto in modo sistematico e corretto, si gioca a sfavore della coerenza e della correttezza dell’informazione, nonché crea confusione nell’utente.
  • Evitare nomi troppo lunghi: la tendenza di creare un nome lungo per essere riconoscibili è errata perché si perde la facilità di scrittura, pronuncia o memorizzazione del nome. Se si desidera mettere in evidenza qualche caratteristica in più dell’hotel, si dovrà provvedere a creare una pagina nel sito dell’hotel ottimizzata con i termini e i contenuti che si vuole mettere in evidenza come la vicinanza ad un particolare luogo turistico, la presenza di locali, teatri o luoghi per l’intrattenimento o simili.

Infine, per gli opera spesso con gli stranieri, un’attenzione in più andrebbe prestata anche a loro, assicurandosi che il nome sia facile e univoco nella pronuncia per tutti o che non abbia dei cosiddetti “falsi amici” in altre lingue come nel caso del tedesco Bad Hotel, dove in tedesco “Bad” vuol dire Terme, ma per un turista inglese, il Bad Hotel non può essere altro che un “pessimo” hotel.

Read Full Article

Modello a cascata

Nella progettazione e nella realizzazione software come quella che l’azienda Area Software di Roma si occupa di fare, esistono diversi modelli di sviluppo che si adattano alle situazioni e alle caratteristiche del contesto e delle esigenze di chi desidera utilizzare il nuovo programma.
Tendenzialmente non esiste un modello migliore poiché, come ogni cosa, esiste quello più adatto, infatti spesso si cerca di combinare i diversi modelli tra loro per poterne creare uno specifico e puntuale nella soddisfacimento dei bisogni del cliente.
I modelli di sviluppo vengono suddivisi in tre tipologie: sequenziali, incrementali ed evolutivi.
In ingegneria del software, il modello tradizionale di ciclo di vita è il modello definito ‘’a cascata’’ o ‘’waterfall model’’, ciò che più di tutto caratterizza questo tipo di modello è l’esecuzione lineare di tutti i vari elementi che lo compongono, ogni fase infatti produce un output che funge da input per quella successiva.

Quali sono le principali fasi?

Il modello prevede le seguenti tappe:
lo studio di fattibilità che ha lo scopo di determinare se sia possibile e conveniente sviluppare il sistema in questione dal punto di vista tecnico e/o economico;
l’analisi dei requisiti con lo scopo di determinare le funzioni che il sistema andrà a svolgere e quindi il motivo della sua realizzazione;
la progettazione con lo scopo di trovare i metodi migliori per realizzare i requisiti precedentemente analizzati, individuando già i rapporti tra le parti;
lo sviluppo che ha l’obiettivo di sviluppare ed iniziare a dare forma al programma;
collaudo o test che prevedono la verifica del corretto funzionamento non solo del prodotto finale ma anche dei singoli componenti e di come riescono ad interagire tra di loro nei tempi prefissati;
la manutenzione che comprende tutte le attività che vanno adottate per migliorare e correggere il sistema nel corso del tempo dalla consegna in poi, in modo da mantenerlo in buone condizioni più a lungo possibile.

La sua importanza oggi

Questo è stato il primo modello utilizzato e che oggi è stato quasi del tutto abbandonato, esiste infatti solo come riferimento teorico che ogni sviluppatore deve conoscere e saper realizzare, si tratta infatti di un vero e proprio ‘’canone’’.
Il suo momento di maggior successo coincide con gli anni Settante perché si adattava perfettamente al linguaggio strutturale in uso allora; il limite di tale modello è dovuto dalla sua eccessiva rigidità che rende difficoltosi i miglioramenti e quindi diminuisce l’autonomia del possessore (che non è un esperto).

Read Full Article

Come pubblicizzare un prodotto in rete: 3 consigli

Pubblicizzare un prodotto in modo tradizionale è relativamente semplice. Basta servirsi di volantini, cartelloni pubblicitari, stampa etichette adesive per diffondere il più possibile il marchio ed il gioco è fatto. Ma come fare a sponsorizzare un prodotto sul web? Esistono dei metodi efficacissimi per far girare il nome di un brand, sia tra persone potenzialmente interessate ad un prodotto che non. Di cosa stiamo parlando? Scopriamolo subito in questa guida.

1. Aprite un sito

I siti sono dei biglietti da visita importantissime per le aziende. Permettono di mostrare i prodotti che si vendono, evidenziarne qualità ed usi specifici, definire delle fasce di prezzo e soprattutto permettono di creare un buon trampolino di lancio per i prodotto poco venduti o di ultima uscita. Un sito aziendale, però, deve essere strutturato graficamente in modo ordinato, al fine di facilitarne la navigazione; deve essere scritto in modo corretto ma non noioso e soprattutto deve essere corredato da immagini, video o altri contenuti multimediali al fine di attrarre gli occhi e l’attenzione dell’utente.

2. Usate i social media

Anche i social media possono essere un ottimo strumento per promuovere un nuovo prodotto. Basta semplicemente aprire una pagina (o profilo) nel proprio social preferito, e da li curarne tutta l’estetica ed i contenuti. Scrivete informazioni dettagliate sulla vostra azienda, numeri di telefono ed indirizzi email e cominciate a lavorare con i post. Un post efficace deve essere: breve, chiaro, deve chiamare in causa l’utente, stimolarne il commento e soprattutto convincerlo a visitare il vostro sito o il negozio fisico.

 

3. Aprite anche un blog aziendale

Avete già un sito web e vi sembra totalmente inutile aprire anche un blog aziendale? Sappiate che state sbagliando di grosso. I blog sono vetrine perfette in cui raccontare la propria azienda, la storia e tutto quello che avete fatto per ottenere i risultati raggiunti. Attraverso la scrittura di articoli ben fatti, corredati da immagini specifiche e ottimizzati lato seo (la seo serve per apparire in prima pagina sui motori di ricerca come Google) sarà possibile far conoscere in tempi brevi il vostro nome da chi non sa ancora praticamente nulla su di voi. Ma non finisce qui: con i blog potrete facilmente mostrarvi come gente che sa quello che dice, del settore, che vende e che propone prodotti attinenti con ciò di cui avete parlato. Insomma, è un’ottima vetrina di lancio, anche poco dispendiosa, utile per farvi pubblicità ma anche per farvi conoscere dai vostri potenziali clienti o meno.

Read Full Article

Investimenti giovani, le migliori opportunità

Sono pochi ma buoni. Si tratta dei giovani risparmiatori, una fetta magari esigua della popolazione italiana ma che lavora, produce e ha voglia di far fruttare i propri risparmi, anche contenuti magari, per un domani più sereno. Gli under 30 o 35 che hanno voglia o intenzione di investire qualche risparmio mensile cosa possono inventarsi? Sicuramente esistono moltissime forme di investimento, di maggiore o minore entità, da prendere in considerazione soprattutto per pensare a una vecchiaia più tranquilla visti i salari contenuti e l’età pensionabile sempre più irraggiungibile per molti. Perché, allora, lasciare fermi quei pochi risparmi sui conti correnti che non rendono e, al contrario, rappresentano anche una spesa annuale non trascurabile? Vediamo insieme, allora, quali sono le opportunità più efficaci e convenienti tra gli investimenti giovani.

Investimenti giovani, quali sono i primi passi da fare

Quale è la prima cosa da fare quando si parla di investimenti giovani? Sicuramente risparmiare! Anche poco, piccole cifre mensili o una piccola cifra extra, che potrebbe trasformarsi in un piccolo investimento per la casa o per la famiglia o anche per la vecchiaia. Per riuscirci tuttavia, c’è bisogno di investire nel modo giusto i propri risparmi, soprattutto se si tratta di una somma non enorme. Se da una parte, soprattutto per i giovani, il risparmio sembra un miraggio, pensiamo però che non serve accantonare chissà quanti euro, piuttosto occorre farlo in modo mirato e investendo nella maniera più efficace possibile. Un altro aspetto da valutare, poi, è l’analisi delle proprie spese mensili. Spesso sperperiamo soldi senza nemmeno rendercene conto, è opportuno, quindi, fare in modo di tenere sempre sotto osservazione le proprie spese, magari con un monitoraggio mensile, così da avere un quadro chiaro di quanto abbiamo da spendere e quanto da investire.

Investimenti giovani, le strategie migliori

Per individuare la migliore strategia di investimento per chi è ancora molto giovane, occorre capire se si tratta di un investimento una tantum, ad esempio relativa a una somma extra per un regalo, un premio, una donazione, oppure se si riesce ad accontentare una piccola cifra tutti i mesi. A seconda della specifica situazione, infatti, si può scegliere una forma di investimento che vada a prelevare periodicamente una somma, anche piccola, dallo stipendio o comunque dal proprio conto corrente, oppure l’acquisto di titoli, magari sicuri e a lunghissima durata, tenendo conto della loro convenienza, come nel caso del rendimento btp. Cerchiamo quindi di capire se per l’investimento abbiamo soltanto un capitale a nostra disposizione, oppure se possiamo risparmiare qualcosa ogni mese e assicurarci magari un investimento maggiore. Dipende da noi, dalle nostre aspettative e anche dal tipo di fatica e sacrificio che intendiamo fare.

Read Full Article

Busta paga, quali gli elementi essenziali

Questa è un genere di documento importantissimo e che alcune tipologie di lavoratori ricevono mensilmente, in cui vengono descritte tutte le voci e relative cifre di quello che va a definire la retribuzione complessiva di tali soggetti. Diversi sono gli elementi quindi che vanno a comporre la busta paga, da quelli relativi alla previdenza al calcolo del tfr spettante, passando naturalmente per la retribuzione netta e lorda.

Tuttavia, non è semplice leggere tale documento, soprattutto per coloro che hanno iniziato un lavoro da poco tempo ed hanno solo una minima dimestichezza o addirittura non conoscono proprio alcune delle voci presenti al suo interno. Comunque, è importante capire bene e conservare questo tipo di documentazione, sia per tenere sotto controllo la propria situazione retributiva e sia perchè indispensabile nel caso si dovesse fare richiesta di un prestito o di un mutuo presso un istituto finanziario.

La parte superiore della busta paga

Premesso che questo tipo di documento può variare da società a società, comunque tutti devono  contenere e presentare alcuni elementi essenziali. Nella zona superiore della busta paga troviamo i dati identificativi della società datrice di lavoro e quindi nome, indirizzo di questa, ragione sociale, codice fiscale, posizioni relativamente all'Inps e all'Inail. A seguire, poi, vi sono presentati i dati personali e lavorativi relativi al dipendente, tra cui, importantissimi, tipologia contrattuale e livello di retribuzione.

Continuando, troviamo le presenze mensili del lavoratore ed in particolare le ore e le giornate, inoltre permessi e ferie godute, eventuali straordinari e assenze effettuate. Importantissima, poi, è la parte relativa alla retribuzione, quest'ultima è composta da una componente fissa, una variabile e dalle trattenute previdenziali e fiscali.

Le prime due componenti (in cui vi sono presenti, ad esempio, paga base, contingenza, straordinari, permessi ed altro) definiscono la retribuzione lorda, mentre le ultime componenti (in cui si trovano, tra le altre cose, contributi vari, tasse e addizionali) rappresentano invece le trattenute. Sottraendo queste ultime dalla retribuzione lorda, indicativamente avremo lo stipendio netto mensile del lavoratore.

La parte inferiore della busta paga

In questi riquadri troveremo le informazioni riguardanti i dati sull'imponibile Inps, Irpef ed Inail e quanto finora si è accumulato di Tfr. Questo è, in pratica, una sorta di quota variabile di denaro, spettante al lavoratore, che il datore di lavoro mette da parte mensilmente e che fornirà al primo in determinate circostanze, come ad esempio alla cessazione del rapporto di lavoro (dimissioni, licenziamento o scadenza del contratto) oppure su richiesta specifica dello stesso dipendente.

A seguire, nel documento troviamo la parte relativa alle ferie ed eventuali permessi maturati. Inoltre, per coloro che ne hanno diritto, saranno presenti anche la quota degli assegni familiari spettanti ed il Bonus Renzi, un credito di circa 80 Euro mensili che il datore di lavoro fornisce ad un dipendente, che abbia una retribuzione lorda annua inferiore ad un livello prestabilito.

Read Full Article

Come controllare la propria azienda dal punto di vista finanziario e della produttività?

Come tieni sotto controllo la tua azienda? Con che strumenti misuri il suo stato di salute? Ogni quanto la controlli? Con che dati?

Per un imprenditore, oggi come non mai, rispondere a queste domande diventa essenziale se vuole governare la propria azienda e rimanere sul mercato.

Questo tipo di attività rientra in quello che è definito come controllo di gestione aziendale

Le piccole imprese negli ultimi anni in seguito al processo della globalizzazione, alla forte concorrenza, all’avvento di nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Internet), all’esigenza di innovazione tecnologica, al progressivo mutamento delle esigenze dei consumatori e dei clienti, sono state sottoposte ad una riduzione dei margini economici, ad una tensione finanziaria per difficoltà di incassi da parte dei clienti, a delle difficoltà ad adempiere puntualmente alle obbligazioni ed a scarsi finanziamenti del sistema bancario.

Tra l’altro l’imprenditore si trova anche a dover affrontare un ambiente socio politico in continua evoluzione a seguito di turbolenze ambientali dovute da fatti estranei al funzionamento dell’azienda (embargo, conflitti internazionali…), che di fatto influenzano anche le singole scelte dell’azienza; scelte politiche miopi che generano ostacoli per la crescente burocrazia, un aggravamento dei costi per l’elevata imposizione fiscale.

Attenzione: La crisi non è stata la causa della chiusura di tante imprese ma ha soltanto amplificato e accelerato la manifestazione di inefficienze interne all’azienda che in tempi di boom economico non erano percepite dall’imprenditore!

Quindi è importante saper «leggere» i dati economico-patrimoniali contenuti nei bilanci della propria azienda attraverso l’analisi di indicatori appositi che, interpretati e confrontati nel tempo, riescono ad anticipare eventuali criticità e problematiche cui è sottoposta.

L’analisi di tali dati numerici sarà poi necessario integrarla con considerazioni e scelte di carattere strategico e competitivo.

In sintesi dall’analisi del bilancio aziendale possono essere indagate tre aree fondamentali e strettamente correlate fra loro.

1– Analisi e andamento del fatturato ed ordini dei clienti

Un primo livello di analisi molto importante nelle piccole e medie imprese è effettuare dei report sui volumi commerciali analizzando la composizione del parco clienti, degli ordini da clienti, dei canali commerciali, per regione, per prodotto ecc…

Tali report permettono di misurare la forza commerciale dell’azienda che è legata al trend del fatturato se è in aumento oppure è in contrazione, alla conoscenza del punto di pareggio del proprio fatturato, alla conoscenza della concorrenza e del mercato potenziale.

Nel caso ci sia una contrazione dei fatturati è già di per se un segnale che qualcosa non sta funzionando all’interno dell’azienda a livello strategico e commerciale.

Come si può intervenire?

Alcuni degli interventi che possono essere attuati sono in sintesi:

  • Revisione dei canali di vendita,
  • Revisione del portafoglio prodotti
  • Diversificazione del mercato e dei clienti
  • Riduzione dei costi senza però generare disservizi che aumenterebbero il rischio di ulteriore calo del fatturato

 

2 – Analisi sul Conto Economico

Oltre ad analizzare l’andamento del fatturato, è importante capire il livello di redditività dell’azienda. Riveste perciò un ruolo fondamentale la quantificazione della differenza fra tra il fatturato e i costi della produzione (costi specifici e generali) che in sintesi determina la:

– capacità di svolgere in modo efficiente la propria attività tipica

– quanti flussi finanziari può generare l’azienda.

La redditività dell’azienda è diretta conseguenza del livello di produttività ed i fattori che influenzano la produttività sono:

  • I tempi di produzione
  • I criteri di definizione dei prezzi ed analisi dei costi.
  • L’organizzazione
  • Gli strumenti di misurazione e di controllo utilizzati quali per centri di costo, (raccolta dei costi distinti per reparti aziendali, prodotti, ecc.), per commesse, (raccolta dei costi e dei ricavi distinti per progetto) ecc.. .

 

Se non si tiene sotto controlla la produttività, la conseguenza è il calo del fatturato, l’innalzamento dei costi unitari sui prodotti o servizi, i prezzi di vendita cominciano a non essere più remunerativi, si tende a ridurre i costi ritenuti eccessivi, anche in ambiti strategici, come nelle innovazioni tecnologiche, si smette di investire nell’aspetto commerciale e nell’analisi dei concorrenti, si riducono le visite ai clienti, si procede al ricorso alla CIG e ci si avvia ad un processo di declino.

3 – Analisi sulla liquidità dell’azienda (gestione finanziaria)

Oggi le scelte finanziarie messe in atto dall’imprenditore sono legate alla corretta gestione degli aspetti legati ai crediti, ai debiti, al magazzino, e ad una oculata e misurata politica degli investimenti e dei relativi finanziamenti.

L’entità dei debiti deve essere correlata con il patrimonio e con il reddito generato dall’azienda che genera i cosidetti flussi di cassa che permettono di rientrare dagli stessi debiti.

E’ pertanto essenziale misurare e gestire i flussi di cassa dell’azienda e cioè, in concreto le entrate e le uscite monetarie, gli incassi e i pagamenti perché può capitare che un azienda che genera utile abbia comunque problemi di tensioni finanziarie.

Quali sono i sintomi di squilibrio finanziario?

  • Crediti incagliati
  • Prodotti a magazzino invenduti
  • Ampia forbice temporale tra incassi e pagamenti
  • Investimenti sovradimensionati o sbagliati
  • Castelletti totalmente utilizzati
  • Spostamento delle scadenze dei fornitori o delle rate di finanziamenti
  • Indebitamento con l’erario da considerare una fonte di finanziamento seppur più paziente rispetto alle banche
  • Vendita di beni non strategici

E’ davvero importante per ciascuna impresa eseguire uno screening per valutare il proprio stato di salute e verificare se ci si trovi in buone condizioni, in uno stato di pre-crisi, in uno stato di crisi, o di dissesto.Tu come e con che cadenza controlli la tua azienda? A che livello di analisi sei? Non aspettare ma agisci subito!

 

Read Full Article

I corsi di formazione per gestione Eco-Centri

L’art. 2, comma 4 del decreto legislativo 8 aprile 2008 – Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato e successive modifiche – sancisce che i soggetti che gestiscono i cosiddetti Eco-Centri o centri di raccolta dei rifiuti urbani devono essere iscritti all’albo Nazionale dei Gestori Ambientali nella categoria specifica  “cat.1” (Raccolta e trasporto dei rifiuti urbani) e sono obbligati a seguire specifici corsi di formazione. I corsi sono generalmente organizzati da imprese e ditte specializzate nella gestione dei rifiuti o che forniscono anche consulenza specifica in materia, come la Nova Ecologica di Roma (clicca qui per un approfondimento).

Cosa sono i corsi di formazione obbligatori per gestori Eco-Centri

La delibera del 20 luglio 2009 emessa dall’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali ha fissato i requisiti e i criteri per iscriversi all’Albo nella categoria 1 per coloro che svolgono attività di gestione nei centri di raccolta dei rifiuti urbani differenziati. La delibera definisce anche i contenuti dei corsi di formazione obbligatori, la cui partecipazione è un pre-requisito per potersi qualificare come gestore di un Eco-Centro.

I destinatari dei corsi sono, dunque, tutti gli operatori addetti che lavorano in un Eco-Centro  gestiti da cooperative o società incaricate della gestione dei rifiuti e dei centri di raccolta comunali o intercomunali.

Quanto durano e quali sono le materie dei corsi di formazione per gestori e addetti Eco-Centri

I corsi obbligatori di formazione per gli addetti degli Eco-Centri si possono articolare da un minimo e un massimo di 4 giorni, per una durata complessiva di 16 ore. I corsi richiedono la frequenza obbligatoria per almeno il 75% delle ore previste. I corsi di formazione si ripetono nel tempo (aggiornamento costante). Le materie da sviluppare e conoscere sono:

  • Normativa vigente sulla gestione dei rifiuti;
  • Classificazione dei rifiuti secondo elenco europeo (codice CER);
  • Compilazione formulario di identificazione, registro carico/scarico, MUD;
  • Tecniche di deposito, raccolta e smaltimento rifiuti;
  • Procedura di iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali
  • Quadro normativo sulla sicurezza sul lavoro e la circolazione dei veicoli;
  • Igiene e sicurezza;
  • Procedure di emergenza in caso di incidente;
  • Pratiche di disinfestazione;
  • Definizione dei requisiti tecnici e gestionali di un Eco-Centro secondo quanto prescritto dal decreto ministeriale (D.M. 8 aprile 2008) e successive modifiche;
  • Definizione dei compiti di un addetto al centro di raccolta e rapporti con gli utenti.

I corsi possono prevedere anche dei test pratici di apprendimento. Tutto il materiale didattico e informativo deve essere consegnato e messo a disposizione dei partecipanti per approfondimenti e studio personale.

Read Full Article

Quali sono le professioni del futuro

Cercare di capire quali saranno le professioni del futuro è sempre un orientamento prezioso per capire in quale direzione il mondo del lavoro e del business si sta muovendo. E lo scenario maggiore per i prossimi anni sembra essere quello dei robot e delle cosiddette intelligenze artificiali, ovvero l’innovazione tecnologica. Dunque, largo anche allo sviluppo di applicativi a Roma e nel resto d’Italia e imprese del settore come Area Software ad esempio sono destinate a rubare letteralmente la scena ai competitor. Ma cerchiamo di capire meglio quali sono le professioni più gettonate di domani.

Professioni del futuro, le tendenze

Andando a delineare delle tendenze per il lavoro del futuro, sicuramente a farla da padrone sarà l’informativa e tutto il settore della progettazione, della programmazione e dei siti internet, oltre che delle applicazioni per smartphone. Continueranno quindi a espandersi veri filoni di mercato focalizzati sul cloud e sulla condivisione, oltre che sui social media. Quindi, ci sarà sempre più bisogno di consulenti nel settore della tecnologia e dell’informatica, piazzando le IT tra le cinque professioni più gettonate nei prossimi 8 anni. Via libera anche alla dimensione della sicurezza informatica, con lo sviluppo di nuove professioni focalizzate proprio su questo tema, sui nuovi regolamenti e su nuovi modelli di protezione dei dati degli utenti in rete. Tra le professioni del futuro ci saranno anche gli sviluppatori di applicazioni e i designer della rete.

La digitalizzazione contro la tradizione

Si profila, quindi, una digitalizzazione di massa e il rischio potrebbe essere proprio la scomparsa di profili professionali più tradizionalmente intesi, ovvero i lavori manuali e artigianali ad esempio. Tuttavia, sebbene il pericolo sussista nella realtà, probabilmente assisteremo a una sorta di affiancamento della tecnologia alla manifattura, con la possibilità di reinventare le classiche professioni di un tempo attraverso l’utilizzo dei nuovi strumenti digitali. Pensiamo ad esempio a un fabbro che nel 2025 potrebbe avvalersi, per svolgere il suo lavoro nel modo più innovativo e corretto possibile, anche di competenze informatiche e sviluppo di modelli di domotica. Ma anche nello stesso campo della tecnologia, emergeranno delle nuove figure, come ad esempio gli ingegneri specializzati nei robot e le sentinelle della privacy. Infine, il comparto, nell’ambito dell’informatica, in cui ci sarà molto spazio lavorativo sarà quello dei cosiddetti big data, in questo settore via libera ad architetti, ingegneri e designer. Cambierà anche il modo di lavorare, ovvero la tendenza che si profila all’orizzonte è di lavoro su commissione, rapporti maggiormente flessibili on demand, insomma. Naturalmente, uno degli aspetti fondamentali continuerà sempre a essere quello della formazione continua.

Read Full Article

Che nome dare al dominio di un sito web?

Una delle decisioni più importanti da prendere quando crei un sito. Anche perché identificherà la tua attività. E potrebbe decretarne l’aumento di successo.

Dopo quanto tempo è visibile un dominio web? Come insegna Giga.it, bastano poche ore, ma se ti preme sapere quando la sua reperibilità coprirà l’intera rete, occorrono dalle 24 alle 48 ore.

È una domanda legittima, che in qualche modo tradisce l’impellenza di un imprenditore di debuttare in rete. Ma bisogna porsene altre ancor prima. Per esempio: come battezzare un website che rappresenterà la vetrina della tua attività commerciale?

È il caso di soffermarcisi: sintesi e riconoscibilità sono fra le parole d’ordine nel momento in cui si sceglie un dominio (e l’hosting che lo accoglierà). E non solo per il pubblico, anche per i motori di ricerca che ti indicizzeranno. Fissiamo alcuni punti importanti.

Chiarezza sui contenuti

Il nome di un sito Internet deve essere conciso e preciso, memorizzabile (niente “versi” impronunciabili, a base di sigle sconosciute tutte consonanti) ed essenziale. Vendi cacciaviti? Non orientarti verso mondoutensile.com, meglio qualcosa tipo cacciavite.com.

E se esiste già (anzi, occhio al copyright!), aggiungi un aggettivo, forma il plurale, ecc. (ma, se non è necessario e non sono inclusi nel tuo marchio, lascia perdere gli articoli determinativi o indeterminativi, che non hanno un vero peso); tanto per il SEO non fa differenza.

Insomma, non allontanarti dal concetto principale. Se detieni un marchio che non è ancora conosciuto (il tuo cognome, per dire), ci vorrà un po’ prima che se ne senta parlare. Se hai pazienza e sai quale via battere, fai pure; viceversa, punta all’“oggetto”. O al servizio: ripari POS? Allora helppos.com potrebbe andar bene. In tutti questi casi, assicurati di avere il trademark del nome che scegli: registralo. Serve da deterrente alle possibili imitazioni. Ma attenzione: evita anche tu di copiare!

Rendersi individuabili

Esistono le parole-chiave sul web, cioè quei termini che risultano più gettonati nelle ricerche degli utenti. A tal proposito, ci sono perfino degli indirizzi specializzati che ti aiutano a capire quali possono fare al caso tuo, soprattutto per la classificazione dei motori di ricerca.

Per quel che riguarda l’estensione, inoltre, ti consigliamo il .com per esplicitare la natura commerciale della tua attività. Tutt’al più, visto che siamo in Italia, puoi considerare .it: in tale maniera non solo evidenzi la tua provenienza, ma restringi il campo agli utenti che vanno per tentativi (chi non ricorda il top-level domain o TLD, proverà senz’altro a digitare i due più frequenti, che sono questi). Come vedi, capire dopo quanto tempo è visibile un dominio web non è il tuo cruccio iniziale.

L’indagine e la lungimiranza

Attraverso uno strumento adatto, Wayback Machine, puoi controllare che il dominio che vorresti non sia già stato usato in passato, magari impropriamente (se è così, rifuggi!). Ed è anche opportuno non seguire le mode a tutti i costi: trova una formula con elementi di richiamo ma che si distingua, sì da durare magari un decennio (a proposito: se non vuoi sembrare un “precario” agli “occhi” del motore di ricerca che tutto sa, acquista il dominio almeno per un triennio). In effetti, pare facile, ma non lo è! 

Conquista la tua fetta di mercato e tienila stretta!

Meglio che specializzi in un settore specifico (i cacciaviti a croce, per riprendere ed esasperare l’esempio di prima), così diventerai un punto di riferimento, a meno che tu non disponga di un corposo budget che ti permetta di pubblicizzare i tuoi prodotti a tutto campo. Però, se vuoi l’esclusiva e un minimo di disponibilità ce l’hai, investila nel comprare le varianti del tuo nome (plurali, altri TLD, ecc.).

Target & social

Avere piuttosto chiaro l’identikit dei tuoi visitatori (poi clienti, si spera) ti sarà di grande aiuto. Cerca di comprendere a priori la tipologia d’utente che ti interessa, la sua fascia d’età, i suoi gusti. In questo modo potrai fargli trovare ciò che si aspetta, sia in termini di merce che di impostazione.

A seguire, esplora i social networks principali e vedi che “figura” fanno le pagine di altri siti che vengono condivise. Esistono applicazioni che permettono di visualizzare temporaneamente il tuo sito al posto di un altro (che ti piace, naturalmente), per studiarne l’effetto. È un sentiero che stimola le idee riguardo all’elezione di un dominio: un nome ha la sua estetica, prova a coglierla! 

Trattini e numeri

Utilizzare un trattino nel nome non è un crimine, soprattutto se aiuta a capire meglio di che si tratta. Ritornando a quel sito per tecnici di POS, scrivere help-pos.com renderebbe più chiara la sua funzione. Analogamente, non ci sono “multe” per un indirizzo che contenga qualche numero (nel senso che Google non lo snobberebbe per questo), purché occorra a personalizzare. Invece i motori di ricerca apprezzano di più i siti longevi; anzi, se ne acquisti uno in dismissione puoi trarne vantaggio. 

Hai già sperimentato le difficoltà della scelta di un nome?

Read Full Article